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Macrocosmo e microcosmo
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mwawMacrocosmo e microcosmo, in ambito mwbaermetico ed mwbqesoterico, designano due entità di cui l'una è riproduzione in mwbgscala dell'altra, e che per via della loro somiglianza formano un insieme indivisibile, un'unità dove le parti (il mwbwmicrocosmo) sono in rapporto al tutto (il mwcamacrocosmo).cite-ref-1[1]
L'utilizzo di questi due termini serve a chiarificare, sul piano filosofico, il tipo di relazione intercorrente tra l'mwfaUno e i mwfqmolti, che non è di semplice mwfgalterità o diversità, cioè di differenza mwfwquantitativa, ma di sostanziale mwgaidentità, vigendo un'mwgqanalogia mwggmwgwqualitativa tra il macrocosmo, contenente in sé ogni parte, e il microcosmo, che a sua volta contiene in piccolo il tutto.
Contents
• Buddismo
• Note
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Sapienza occidentale
L'identità tra microcosmo e macrocosmo è stata sostenuta sin dall'antichità, e attraversando i secoli ha rappresentato la base teorica di numerose scienze mwjgsapienziali, come l'mwjwastrologia, la mwkamagia, la mwkqpsicologia, la mwkgmedicina.cite-ref-atlante-3-0[3] Nelle mwlwscuole misteriche e mwmainiziatiche valeva il detto:
«Uomo,
conosci te stesso
e conoscerai l'universo e gli dèi.
»
Filosofia antica
Presso la mwoafilosofia greca il mwoqmondo era concepito come un ente animato, analogo all'uomo e composto, come tale, da mwoganima e mwowcorpo: questa visione del cosmo si rifletteva in quella mwpapolitica, che identificava l'ordine naturale dell'universo con le mwpqleggi della città.cite-ref-5[5] L'uomo greco era inserito così in un'mwqgarmonia esistente fra la mwqwmwrapolis e i suoi abitanti, assimilata a quella vigente in natura fra il tutto e le sue singole parti.cite-ref-6[6]
Anche sul piano filosofico, era ferma convinzione della mwsgscuola pitagorica che esistesse un legame identitario tra macrocosmo e microcosmo, da ricercare attraverso le scienze dei mwswnumeri, della mwtamatematica e della mwtqgeometria: i numeri stessi, in quanto elementi in grado di unificare l'universo, creavano quelle corrispondenze tra le manifestazioni molteplici dell'essere.
mwtwPlatone nel mwuamwuqTimeo elaborò una sorta di mwugfisiologia simbolica del corpo umano, collegando analogicamente i suoi vari organi ai componenti fondamentali dell'universo: mwuwterra, mwvaaria, mwvqacqua, mwvgfuoco.cite-ref-atlante-3-1[3] Il collegamento operato da Platone si basava soprattutto sulla forma delle parti anatomiche: in particolare il mwwwcranio, per via della sua sfericità, è il più omogeneo al mwxadivino, essendo il mwxqcerchio la figura più perfetta, espressione di mwxgintelligenza e capacità di elevarsi alla mwxwconoscenza. Nel mwyaTimeo il cosmo è descritto come un grande animale, permeato da unmwyq'mwygmwywAnima del mondo, e contenente dentro di sé altri animali, che a loro volta ne contengono altri e così via: un concezione che nella medicina platonica sarà equiparata all'immagine di tanti cerchi concentrici l'uno dentro l'altro, diversi sul piano quantitativo ma identici su quello qualitativo.cite-ref-atlante2-7-0[7] Successivamente mwaaAristotele, pur discostandosi dall'mwaqanimismo platonico, avrebbe effettivamente pensato i vari corpi celesti, quali il Sole, la Luna e i pianeti, come situati entro diversi cerchi concentrici.
All'inizio dell'mwbwetà ellenistica fu nuovamente lo mwcastoicismo a concepire l'universo come un unico grande organismo, regolato da intime connessioni fra le sue parti o συν-παθεία (mwcqsyn-pathèia), cioè da un comune sentimento di mwcgcompassione che unifica la sfera soprannaturale con quella umana, e in virtù della quale qualsiasi evento, anche minimo, si ripercuote su ogni altro.cite-ref-8[8] L'uomo vi occupa un posto privilegiato, in quanto partecipe attivo del mwdwmweaLogos, che anima l'universo ed è presenza immanente del divino nelle vicende del mondo, il quale è perciò un tutto omogeneo, nel quale non ci sono zone vuote. Contro l'mweqepicureismo che spiegava la realtà sulla base di mere mwegleggi meccaniche, gli stoici affermano la fluidità e penetrabilità dei corpi, i quali si condizionano a vicenda:
«[il logos] attraversa tutte le cose mescolandosi al grande come ai piccoli astri luminosi.»
La stretta relazione tra macrocosmo e microcosmo era nota del resto anche nell'mwgqantica Roma, dove lo studio della corrispondenza tra la volta celeste e gli elementi viventi e non viventi della terra consentiva agli mwggauguri e agli mwgwaruspici di trarre mwhaauspici in grado di predire il mwhqdestino, servendosi di pratiche come l'mwhgornitomanzia o la mwhwlettura del fegato e delle viscere degli animali: se vi osservavano segni particolari o altre anomalie, li riferivano ad un corrispondente settore del cielo per capire quale divinità avesse inviato quel segno, di cui avrebbero interpretato il significato.
Le diverse concezioni della filosofia antica vennero infine riprese e rielaborate da mwiqPlotino, che recuperò ad esempio dallo stoicismo la consapevolezza dell'interdipendenza tra tutte le parti dell'universo:
«Da tutto quanto si è detto risulta che ogni essere che si trova nell'universo, a seconda della sua natura e costituzione, contribuisce alla formazione dell'universo col suo agire e con il suo patire, nella stessa maniera in cui ciascuna parte del singolo animale, in ragione della sua naturale costituzione, coopera con l'organismo nel suo intero, rendendo quel servizio che compete al suo ruolo e alla sua funzione. Ogni parte, inoltre, dà del suo e riceve dalle altre, per quanto la sua natura recettiva lo consenta.»
(Plotino, Enneadi, IV, 4, 45)
Plotino riprese inoltre la nozione di mwlaAnima del mondo dal mwlqTimeo platonico, affermando che «questo universo è un animale unico che contiene in sé tutti gli animali, avendo una sola Anima in tutte le sue parti».cite-ref-10[10] Plotino si fa portatore di una visione circolare, in base alla quale l'Anima universale, nata dall'emanazione delle precedenti mwmgipostasi (mwmwUno e mwnaIntelletto), emana l'anima individuale umana che ha la possibilità del ritorno. Si tratta di un ciclo che dalla mwnqprocessione risale alla mwngcontemplazione; dalla mwnwnecessità alla mwoalibertà: sono due mwoqpoli complementari, i due aspetti di una realtà sola.cite-ref-11[11]
I molti sono un riflesso dell'Uno, «poiché ognuno di essi contiene tutto in sé, e al tempo stesso vede tutto in ogni altro, cosicché ovunque è tutto, e ogni cosa è tutto».cite-ref-12[12] La corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo è data dal fatto che il mondo non è stato creato volontariamente da un Dio esterno ad esso mwqwin vista di un fine, bensì «esiste necessariamente e non deriva da un atto di riflessione, ma da un essere superiore che genera mwraper natura un essere simile a sé stesso».cite-ref-13[13] L'Uno, pertanto, da un lato è mwsqimmanente al mondo, dall'altro però è mwsgtrascendente.cite-ref-14[14] Solo all'uomo è data infatti la possibilità dell'mwtwestasi, in quanto unico essere libero capace di ritrovare dentro di sé la stessa struttura gerarchica di cui è intessuta la realtà metafisica.
Ermetismo
Il mwwqneoplatonismo di mwwgPlotino, da questo punto in poi, si fonderà sempre più con le correnti di pensiero del mwwwmisticismo mwxaermetico, che notevole rilevanza avevano assunto nell'mwxqetà ellenistica a partire dal mwxgII secolo d.C.: per l'ermetismo il rapporto che legava macrocosmo e microcosmo era un rapporto di analogia, e difatti il mwxwprincipio di analogia è il fondamento principale della sua visione della struttura del reale.
Nel tentativo di pervenire ad una visione unitaria dell'universo intero, ivi incluso l'essere umano, in grado di rendere ragione della molteplicità caotica apparentemente priva di ordine, l'ermetismo perviene alla spiegazione, detta di analogia o equivalenza, che lo stesso leggendario caposcuola, mwzwErmete Trismegisto, avrebbe descritto in questi termini in un testo a lui attribuito, "mw0amw0qLa tavola di Smeraldo":
(
LA
)
«
Quod est inferius, est sicut quod est superius,
et quod est superius, est sicut quod est inferius:
ad perpetranda miracula rei unius.
Et sicut omnes res fuerunt ab uno, mediatione unius;
sic omnes res natae fuerunt ab hac una re, adaptatione.
»
(italiano)
«Ciò che è in basso è come ciò che è in alto,
e ciò che è in alto è come ciò che è in basso,
per fare i miracoli della realtà Una.
E poiché tutte le realtà sono e provengono da una, per la mediazione di una,
così tutte le realtà sono nate da questa realtà unica mediante adattamento.»
Il principio di analogia, che non è proprio un'eguaglianza vera e propria ma semmai è paragonabile a un "come se", ha due caratteristiche fondanti. Esso infatti è simultaneamente:
1. mw1gTrascendenza (in quanto rimanda ad altro fuori di sé).
2. mw2aImmanenza (in quanto ci coinvolge in prima persona in quanto ciò che è altro è in analogia con ciò che ci costituisce internamente e viceversa).
Questa stessa ispirazione ermetica sarebbe entrata a far parte di nuove correnti religiose, mw2ggnostiche ed mw2wesoteriche, che si rifacevano ad una rilettura eterodossa della tradizione di pensiero ebraico-cristiana, e che identificava mw3aGesù con il maestro delle mw3qScritture, o «rabbi Jeschua di Nazareth». Ad esempio il mw3gmw3wVangelo di Tommaso, detto «mw4aDidimo», è attribuito ad un autorevole esponente della primitiva comunità cristiana di mw4qSiria, che viene ritenuta impegnata in una seria e profonda ricerca spirituale a partire dall'insegnamento del maestro. Didimo significa mw4ggemello, mw4wdoppio, e sarebbe stato considerato infatti fratello gemello del rabbi stesso. In questo testo si legge:
«Allorché di due farete uno, allorché farete la parte interna come l'esterna, la parte esterna come l'interna e la parte superiore come l'inferiore, allorché del maschio e della femmina farete un unico essere sicché non vi sia più né maschio né femmina [...] allora entrerete nel Regno»
(Vangelo di Tomaso, loghia di Gesù n°22)
Cristianesimo
Tali correnti furono accolte solo in parte all'interno del mw7qcristianesimo, che descriveva l'uomo a immagine e somiglianza di mw7gDio, cioè del Creatore, ma escludeva per ciò stesso una commistione con gli elementi del creato, come affermato ad esempio da mw7wGregorio di Nissa.cite-ref-15[15] Ciò non vuol dire tuttavia che si negassero delle forme di analogia per cercare di spiegare la realtà immanente collegandola con quella trascendente. Lo stesso mw9asan Paolo enunciava una correlazione fra mw9qcosmogenesi e mw9gontogenesi, cioè tra evoluzione del mondo ed evoluzione dell'uomo:
«
La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
»
(
Romani 8, 19-23
, su
laparola.net
.
)
Sarà poi soprattutto mw-qAgostino d'Ippona, recuperando gran parte della tradizione mw-gplatonica e mw-wneoplatonica, a sostenere l'idea d'una progressiva gradualità fra i beni inferiori ed il Bene Assoluto, una "mw-acommensurabilità" tra la perfezione divina e l'imperfezione.cite-ref-16[16]
Più tardi anche mwaqiTommaso d'Aquino si farà portatore di una visione cosmologica incentrata sul principio di analogia: la creazione è per lui strutturata gerarchicamente, in un perenne passaggio dalla potenza all'atto, secondo una scala ascendente che va dalle piante agli animali, e da questi agli uomini, fino agli mwaqmangeli e a mwaqqDio, che in quanto mwaqumotore immobile dell'universo è responsabile di tutti i processi naturali. Creando continuamente il mondo dal pieno di Sé, in un processo tuttora ininterrotto, ne risulta che la realtà è una Sua emanazione, fatta come dice la mwaqyGenesi a Sua «immagine e somiglianza»; gli enti sono una copia di Dio, pur non coincidendo con Dio stesso che appunto non risiede nelle realtà naturali, perché ciò significherebbe mwaqcpanteismo, che Tommaso rifugge. A differenza degli esiti a cui giungerà la mwaqgscolastica più tarda, esiste dunque un'analogia tra il piano immanente e quello trascendente, intesa da Tommaso in senso prevalentemente mwaqkqualitativo, a differenza dei rapporti logico-matematici intercorrenti su un piano orizzontale, cioè tra enti di pari natura, dove prevale un'analogia di tipo mwaqoquantitativo.
Nel XII secolo, il neoplatonico mwaqwBernardo Silvestre, legato alla mwaq0Scuola di Chartres, compose il poema mwaq4Megacosmus et Microcosmus. Al suo interno trovano menzione figure della mitologia pagana come la dea mwaq8Urania e il creatore mwaraPantomorfo, in sostituzione del mwareDemiurgo del mwarimwarmTimeo.cite-ref-17[17]
Rinascimento
Nel mwasaRinascimento, soprattutto all'interno di certi ambienti alchemico-cristiani dell'Europa, in cui si assiste al rifiorire di correnti neoplatoniche ed ermetiche, riprese vigore una visione esoterica dell'mwaseessere umano, concepito come un microcosmo in cui si riflette il macrocosmo,cite-ref-atlante-3-2[3] cioè come un insieme di parti che concorrono a formare un tutto organico, ognuna delle quali veniva associata ad esempio ad un particolare mwasypianeta, o un particolare mwascmetallo.cite-ref-18[18] La corrispondenza qualitativa tra grande e piccolo, dove l'uno veniva assurto a mwaswsimbolo del secondo, fu alla base in particolare dell'mwas0astrologia, la quale richiedeva la capacità di percepire, riconoscere ed interpretare l'mwas4analogia nascosta in quei simboli, e quindi di porre in relazione i pianeti, i segni e le case, con personaggi, animali, metalli, colori, individuati in base alla loro valenza psicologica.
La mwatafilosofia rinascimentale è tutta permeata dalla tensione verso l'Uno: si va alla ricerca di un sapere unitario, organico, coerente, che funga da raccordo di tutte le conoscenze dello scibile umano, e che sappia ricondurre la molteplicità nell'unità, la diversità nell'identità. Ricevono così grande impulso numerose discipline come la mwatematematica, la mwatigeometria, la mwatmnumerologia, l'mwatqastronomia, che risultano connesse tra loro e che mirano tutte a interpretare la realtà in chiave simbolica e unitaria. La ricerca della mwatupietra filosofale da parte degli mwatyalchimisti, ad esempio, nasce dalla convinzione che tutti gli elementi dell'universo provengano da un'unica sostanza originaria (mwatcquintessenza), che si tenta ora di riprodurre in laboratorio tramite appunto la creazione di un agente mwatgcatalizzatore.cite-ref-19[19]
Secondo il neoplatonico mwat4Nicola Cusano l'individuo umano, pur essendo una piccola parte del mondo, è una totalità nel quale tutto l'universo risulta contratto.cite-ref-20[20] L'uomo è infatti immagine di Dio, che è lmwaum'mwauqimplicatio di tutto l'mwauuEssere proprio come nell'mwauyunità numerica sono potenzialmente impliciti tutti i numeri, mentre l'Universo è lmwauc'mwaugexplicatio dell'Essere, ovvero l'esplicitazione di ciò che è presente in potenza nell'unità. L'uomo è pertanto un microcosmo, un dio umano. Cusano giunse in tal modo, contrapponendosi alla concezione aristotelica, a concepire l'universo senza limiti spaziali e quindi senza una circonferenza che lo delimiti, affermando che la Terra non può essere il centro dell'mwaukuniverso, essendo questo illimitato, mentre è mwauoDio, assimilato al mwausSole, a costituire il suo mwauwcentro, e al contempo la sua mwau0circonferenza. Tale duplice visione (mwau4complicatio ed mwau8explicatio) sarà ripresa da mwavaBruno, che reinterpreterà l'Uno ora in senso trascendente («Mens super omnia»),cite-ref-21[21] ora in senso immanente («Mens insita omnibus»),cite-ref-22[22] identificandolo con la totalità dell'universo, che risulta così tutto vivo e animato come un grande e gigantesco Organismo, la cui complessità e molteplicità discende dall'armonico articolarsi di un principio semplice e immediato.
Anche mwawuMarsilio Ficino riprende l'idea neoplatonico-cristiana di un Dio inteso come movimento circolare che si disperde nel mondo a causa del suo mwawyamore infinito, per poi produrre nuovamente negli uomini il desiderio di ricongiungersi a Lui. Al centro di questo processo circolare c'è dunque l'mwawcuomo, che è fatto a immagine e somiglianza divina, ed è chiamato da Ficino mwawgmwawkcopula mundi, specchio fedele dell'Uno che tiene legati in sé gli estremi opposti dell'universo.
La spinta a ricercare le leggi che governano tanto il grande quanto il piccolo venne in particolare dallo studio della mwaxesezione aurea, incorporata da mwaxiLeonardo da Vinci in diversi suoi capolavori, tra cui l'mwaxmUomo di Vitruvio.cite-ref-23[23] Si trattava di un determinato tipo di relazione tra una grandezza e una sua parte (corrispondente a 1,6180 e rappresentato dal mwaxgΦ greco), a cui già mwaxkLeonardo Fibonacci aveva approssimato la mwaxoserie numerica da lui scoperta, tale per cui il rapporto tra il tutto e la parte è uguale a quello tra la stessa parte più grande e la più piccola, ripetendosi in tal modo all'infinito.
La sezione aurea, teorizzata da mwaxwLuca Pacioli come ideale di bellezza nel mwax0mwax4Divina Proportione, già utilizzata nell'mwax8architettura greca, nella costruzione delle mwayachiese medioevali, nei mwayedipinti rinascimentali,cite-ref-sez-24-0[24] divenne la conferma dell'esistenza di un rapporto esistente tra il macrocosmo e il microcosmo di cui la natura stessa offriva numerose testimonianze, dai petali dei fiori alle forme anatomiche umane, dalla geometria delle foglie alle stelle marine, e soprattutto nei mwayyfrattali.cite-ref-sez-24-1[24]
I Rosacroce
Queste concezioni acquistano un valore centrale e fondante non solo nelle arti, ma anche nelle correnti filosofiche e soprattutto mway0esoteriche come quelle facenti capo alla società segreta medioevale detta dei mway4Rosacroce, a cui sarebbe appartenuto lo stesso mway8Leonardo:cite-ref-25[25] il mondo era considerato come un mwazqorganismo umano in grande, e l'uomo come un mondo in piccolo; da qui, la convinzione che a qualunque modificazione di uno dei due mondi dovessero corrispondere modificazioni nell'altro. Il simbolo stesso dei Rosacroce, costituito dai mwazuquattro angoli della mwazycroce vivificata dalla rosa, si presenta come una sintesi di tutte le possibili realtà e dimensioni esistenti nell'universo.cite-ref-26[26]
Macrocosmo-microcosmo nell'età moderna
A partire dal mwaz0XVI secolo, e sempre più in quelli seguenti, la nascita della mwaz4scienza mwaz8newtoniana, di stampo prettamente meccanicistico-deterministico, e la rigida suddivisione mwaaacartesiana tra mwaaemwaaires cogitans e mwaammwaaqres extensa, portarono a interpretare la natura in termini puramente quantitativi, decretando l'abbandono di ogni ricerca volta a scoprire l'analogia tra macrocosmo e microcosmo, o relegandola al fuori degli interessi scientifici.
Sul piano filosofico, tuttavia, vi furono ancora diversi tentativi di studiare il mondo da una prospettiva unitaria; in mwaaySpinoza permane l'idea di una corrispondenza tra il mondo delle mwaacidee e quello della realtà materiale,cite-ref-27[27] sebbene priva di qualsiasi commistione di tipo mwaawanimistico, secondo una visione meramente mwaa0determinista. Fu invece con mwaa4Leibniz che ritorna una visione più complessa dell'universo, inserita in un contesto mwaa8panpsichista: egli infatti, da un lato suddivise l'mwabaessere in un numero infinito di mwabemonadi, dall'altro attribuiva loro le caratteristiche dell'mwabiUno come energia vitale e centro di rappresentazione, mantenendo così una visione organica e unitaria che è data da quella mwabmarmonia prestabilita con cui mwabqDio riassume in sé, nella propria mwabuappercezione, le singole visuali di tutte le altre monadi.
Macrocosmo-microcosmo nel romanticismo
Il mwabgromanticismo mediò e riprese tramite la monade leibniziana, ed altre tradizioni magico-alchemiche più occulte,cite-ref-28[28] l'antica rappresentazione del principio per cui la stessa complessità che si rinviene nel macrocosmo la si rinviene in ogni sua più piccola parte che lo costituisce, e cioè nello stesso microcosmo. Si deve in particolare a mwab0Goethe la ripresa delle tematiche ermetiche,cite-ref-29[29] che in forma sotterranea avevano continuato a esercitare i loro influssi fino al Settecento. Nello studio della natura Goethe riviene la prevalenza di due forze: una di mwacisistole, cioè di concentrazione in un'entità individuale (microcosmo), e una di mwacmdiastole, ossia di espansione illimitata (macrocosmo);cite-ref-30[30] conscio della loro corrispondenza, egli cercò sempre di decifrare i fenomeni della natura nei termini mwacganimici del sentimento umano e viceversa, come nella sua mwackmwacoTeoria dei colori, dove contrapponendosi al riduzionismo newtoniano spiegava il mondo attraverso l'uomo, e l'uomo attraverso il mondo.cite-ref-31[31] Egli istituiva ad esempio un'analogia tra l'occhio e il sole, secondo un'eco plotiniana:cite-ref-32[32]
(
Tedesco
)
«Wär' nicht das Auge sonnenhaft,
wie könnten wir das Licht erblicken?
Lebt' nicht in uns des Gottes eigne Kraft,
wie könnt' uns Göttliches entzücken?»
(italiano)
«Se l'
occhio
non fosse
solare
,
come potremmo vedere la
luce
?
Se non vivesse in noi la forza propria di Dio,
come potrebbe estasiarci il divino?»
(Johann Wolfgang von Goethe, Teoria dei colori, introduzione, 1810cite-ref-33[33])
Sul piano filosofico, la relazione tra il grande e il piccolo fu interpretato da mwadkSchelling in termini di mwadopolarità. L'mwadsUno, infatti, esplicando la sua attività in un dualismo Spirito/Natura che permea di sé tutta la realtà, pur restandone mwadwal di sopra, instaura col mwad0molteplice un rapporto mwad4dialettico che si ripete ad ogni grado, replicando all'infinito la relazione esistente tra il Tutto e la sua parte. Uno e molteplice sono due poli opposti ma complementari, ognuno dei quali non può sussistere senza il secondo, e di cui l'uno è la potenza dell'altro. La peculiarità di queste due forze antitetiche ( + / - ) consiste nel fatto che quella positiva (attrazione) configura la realtà come Una, quella negativa (repulsione) la configura invece come molteplice e polarizzata, tale per cui ogni polo diventerà a sua volta l'unione di un ' + ' e un ' - ', in una scala via via discendente. L'Uno si ritrova nei molti, e i molti sono infinite sfaccettature dell'Uno.cite-ref-34[34]
Macrocosmo e microcosmo nella cultura contemporanea
Nonostante la separazione tra mwaeuscienza e mwaeyteologia, con l'esclusione del mwaecsimbolismo dall'orizzonte epistemologico del sapere, esso è rimasto come approccio puramente metodologico nella formulazione di ipotesi.cite-ref-35[35] L'odierna mwaewcosmologia ad esempio ha recuperato l'idea di una corrispondenza matematica tra microcosmo e macrocosmo mediante la mwae0teoria di Bohm.cite-ref-36[36]
Altre ipotesi di analogia sono state riferite:
2. alla società umana rispetto ad una comunità,
3. all'universo in contrapposizione all'uomo,
4. e talvolta a mwafoDio in contrapposizione all'uomo.
In ambito matematico, lo studio di mwageBenoît Mandelbrot sui mwagifrattali ha riproposto il modello mwagmolistico della ripetizione di mwagqmwagupattern, ossia di uno stesso paradigma olografico, sia nel macro che nel microcosmo:cite-ref-37[37] essendo oggetti geometrici dotati di mwagoomotetia interna, i frattali si ripetono nella loro forma allo stesso modo su scale diverse, e dunque ingrandendo una qualunque parte si ottiene una figura simile all'originale, per via della caratteristica nota come auto similarità oppure autosomiglianza. In proposito, si deve allo svedese mwagsHelge von Koch, agli inizi del Novecento, la descrizione di una delle prime figure di frattali.cite-ref-38[38]
L'evoluzionismo
Uno dei principi del pensiero scientifico dell'Ottocento dove le nuove concezioni mwahievoluzioniste introdussero il rapporto significativo tra mwahmontogenesi e mwahqfilogenesi riattivano quel modello unitario legato appunto al principio di analogia tra macrocosmo e microcosmo ch'era stato la chiave di volta della filosofia romantica della natura. Questo principio esplicativo lo ritroviamo sotto altri nomi implicitamente e in particolare nell'evoluzionismo mwahulamarckiano che sostiene la tesi secondo cui i caratteri acquisiti possiedono una caratteristica di ereditarietà. L'impronta del principio di analogia tra macrocosmo e microcosmo la ritroviamo ancora nella "mwahylegge biogenetica fondamentale" di mwahcErnst Haeckel che trova un legame tra lo sviluppo dell'embrione che rimanda all'ontogenesi e la stessa evoluzione della specie che invece rimanda alla filogenesi.
La psicoanalisi
Il legame fra mwahocosmogonia o cosmogenesi e ontogenesi, che rinverdisce il più antico principio di analogia tra macrocosmo e microcosmo, trova dei nuovi seguaci nella mwahspsicoanalisi appena ai suoi albori, ma mentre mwahwFreud si mantiene più cauto al proposito ritenendo questo modello unitario solo un'ipotesi suggestiva senza quindi farla risaltare nell'ambito delle sue ricerche, un altro psicoanalista, l'ungherese mwah0Sándor Ferenczi, ne farà il baluardo delle sue teorizzazioni che gli costeranno anche l'ostracismo da parte dei freudiani ortodossi.
Proprio a questo modello esplicativo unitario si rifaranno infatti i suoi ultimi e più importanti lavori: mwah8mwaiaThalassa: una teoria della genitalità del mwaie1924 e lo sviluppo compiuto delle tesi, in esse timidamente appena abbozzate, nel suo nuovo lavoro mwaiiThalassa - Funzione delle catastrofi nell'evoluzione della vita sessuale del mwaim1932. La tesi sostenuta nell'opera, che ha l'ambizione di voler elaborare una nuova cosmogonia propriamente psicoanalitica, sostiene che la mwaiqsessualità altro non sia che un tentativo di ricomporre la dolorosa frattura tra mondo interno e mondo esterno.
Questo abbandono del terreno empirico più saldo dell'osservazione clinica per abbandonarsi a una speculazione teorica peraltro di così ampie proporzioni benché esse fossero ancorate saldamente proprio all'esperienza clinica di psicoanalista del dottor Ferenczi gli costarono tra l'altro anche l'accusa da parte di mwaiyErnest Jones di demenza progressiva paranoide, dato il timore di uno screditamento pubblico della neonata scienza psicoanalitica che già aveva tanti nemici. Proprio per questo appunto sui cosiddetti "nemici" della psicoanalisi qualcuno ha visto nell'intervento censorio del dottor Ernest Jones stesso un atteggiamento paranoide che certamente non fa onore alla psicoanalisi.
Tali riflessioni di mwaigmetapsicologia sono state riprese dai recenti studi sul mwaikprotomentale.
Sapienza orientale
Analogamente a quella occidentale, la mwajisapienza orientale era a conoscenza della relazione nascosta intercorrente tra microcosmo e macrocosmo, da essa rappresentata in particolare nel simbolo del mwajmTai Chi, dove i due aspetti contrapposti del mwajqTao, dipinti in mwajubianco e mwajynero, si completano a vicenda non solo al livello macrocosmico generale, ma essi stessi contengono a loro volta un punto del principio opposto, riproducendo in piccolo la mwajcpolarità più grande, che si ripete quindi all'infinito.cite-ref-39[39]
«In merito, i taoisti percorrevano una via perseguita solo molto più tardi dagli inventori del computer. Partendo per un verso dal mondo delle
diecimila cose
, loro peculiare espressione per l'infinita
molteplicità
delle forme esteriori, e per l'altro dall'
Unità
o
Tao
, essi riconobbero la necessità d'un livello intermedio tra la molteplicità e l'Unità. E lo sapevano bene: quando l'Unità si materializza nasce la polarità e con essa lo Yin e lo Yang. Rappresentarono dunque lo Yin mediante una linea interrotta, e lo Yang con una continua.»
(Rüdiger Dahlke, Le leggi del destino, trad. it., Mediterranee, 2012, p. 233)
Combinando ulteriormente lo yin e lo yang in due coppie di mwaj4trigrammi, i taoisti giunsero a definire un sistema di 64 combinazioni, descritti nell'mwaj8esagramma dell'mwakaI-Ching, o mwakeLibro dei Mutamenti, che forniscono i modelli o gli mwakiarchetipi universali dell'intera creazione, i quali si ripetono ad ogni livello, nell'infinitamente grande come nell'infinitamente piccolo.cite-ref-40[40]
Buddismo
Presso il mwakkBuddhismo, la corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo viene esplicitata in particolare nella struttura dei mwakomaṇḍala, che intendono riprodurre le forme tipiche dell'universo e della natura, contraddistinte sia nel grande che nel piccolo dalla «danza intorno al centro».cite-ref-41[41]
Note
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cite-note-22. ↑ Ugo Cisaria, mwaloDizionario kremmerziano dei termini ermetici, p. 404, Mediterranee, 1977.
cite-note-atlante-33. ↑ Ubaldo Nicola, mwamiAtlante illustrato di filosofia, Giunti Editore, 1999, p. 224.
cite-note-41. Cit. in mwamyHernán Huarache Mamani, mwamcI curanderos dell'anima, trad. it. di Ashanti Valentina Russo, Milano Pickwick, 2015, pp. 45-46
cite-note-55. ↑ «C'è una profonda analogia di struttura fra lo spazio istituzionale in cui si esprime il mwamskosmos umano e lo spazio fisico in cui i milesi proiettano il mwamwkosmos naturale. [...] Di queste corrispondenze tra la struttura del cosmo naturale e l'organizzazione del cosmo sociale, Platone si mostra ancora pienamente consapevole nel IV secolo» (Jean Pierre Vernant, in mwam0Le origini del pensiero greco, VII, mwam4La nuova immagine del mondo).
cite-note-66. ↑ Eduard Zeller, Rodolfo Mondolfo, mwaniLa filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, La Nuova Italia, 1974, p. 258.
cite-note-atlante2-77. ↑ Ubaldo Nicola, mwanyAtlante illustrato di filosofia, op. cit., pp. 225-226
cite-note-88. ↑ Pier Angelo Gramaglia, mwanoTertulliano. La testimonianza dell'anima, p. 98, edizioni Paoline, Roma 1982 ISBN 88-215-0393-3.
cite-note-99. ↑ Hans Von Arnim, mwan8Stoicorum veterum fragmenta, I, Lipsia, 1903.
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cite-note-1111. ↑ Emanuele Severino, mwaocLa filosofia dai Greci al nostro tempo, mwaogIl circolo nella filosofia di Plotino, Milano, Rizzoli, 1996, pp. 253-271.
cite-note-1212. ↑ mwaowEnneadi, V, 8.
cite-note-1313. ↑ mwapaEnneadi, III, 2, 3.
cite-note-1414. ↑ mwapqGiuseppe Faggin, mwapuLa presenza divina, Messina-Firenze, D'Anna editrice, 1971, p. 23; concetto ribadito da mwapyGiovanni Reale, mwapcIl pensiero antico, Milano, Vita e Pensiero, 2001, p. 454.
cite-note-1515. ↑ «In che cosa consiste, secondo la Chiesa, la grandezza dell'uomo? Non nella somiglianza con il cosmo, ma nell'essere ad immagine del Creatore della nostra natura» (Gregorio, mwapsDe hominis opificio, cap. 16; trad. it di Bruno Salmona, mwapwL'uomo, Città Nuova, 2000, p. 73).
cite-note-1616. ↑ Concezione che ricorre esplicitamente in diverse sue affermazioni, ad esempio: «Tutto è bene, anche ciò che si corrompe, ma non al più alto grado» (mwaqaDe vera religione, XIX, 37).
cite-note-1717. ↑ mwaqqÉdouard Jeauneau e Haijo Jan Westra, mwaqumwaqyFrom Athens to Chartres: Neoplatonism and Medieval Thoughtmwaqc : Studies in Honour of Edouard Jeauneau, Brill, 1992.
cite-note-1818. ↑ Eugenia Casini-Ropa, Francesca Bortoletti, mwaqsDanza, cultura e società nel Rinascimento italiano, Ephemeria, 2007, p. 45.
cite-note-1919. ↑ A. M. Partini, mwaq8Introduzione all'alchimia, sulla Rivista «Simmetria» n. 3, 2000/2001.
cite-note-2020. ↑ Il termine "contrazione" è acquisito da mwarmDuns Scoto, che definiva tale contrazione come il determinarsi di una sostanza comune, ad esempio quella di "uomo", in una realtà singola, cioè in una persona particolare.
cite-note-2121. ↑ «Mente al di sopra di tutto».
cite-note-2222. ↑ «Mente presente all'interno di tutto».
cite-note-2323. ↑ mwar0Sezione aurea mwar4Archiviatomwar8 il 2 aprile 2015 in mwasaInternet Archivemwase..
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cite-note-2626. ↑ Paul Sedir, mwataIl segreto dei Rosa-Croce , parte II, cap. 1, Gherardo Casini Editore, 2015.
cite-note-2727. ↑ «Ordo et connexio idearum idem est ac ordo et connexio rerum», ossia «L'ordine e la connessione delle idee è identica a quella che sussiste nella realtà» (Spinoza, mwatqEthica, II, pr. VII).
cite-note-2828. ↑ Brian J. Gibbons, mwatgSpiritualità e occulto. Dal Rinascimento all'età moderna, Edizioni Arkeios, 2004, pp. 31-32.
cite-note-2929. ↑ mwatw(mwat0mwat4ENmwat8) R. D. Gray, mwauaGoethe the Alchemist, Cambridge University Press, 1952.
cite-note-3030. ↑ Marino Freschi, mwauqGoethe: l'insidia della modernità, Donzelli Editore, 1999, p. 38.
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cite-note-3434. ↑ F. Schelling, mwav0Bruno, ovvero il principio divino e naturale delle cose (1802).
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cite-note-3636. ↑ Cf. mwawuMichael Talbot, mwawyTutto è uno. L'ipotesi della scienza olografica, Milano, Apogeo, 1997. ISBN 88-7303-310-5; ISBN 978-88-7303-310-3. Nuova ed.: 2004. ISBN 88-503-2295-X; ISBN 978-88-503-2295-4. mwawwmwaw0Anteprima parziale su books.google.it.
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cite-note-3838. ↑ mwaxuLa sezione aurea, a cura di Fernando Corbalàn, Mondo Matematico, 2015, pp. 137-141.
cite-note-3939. ↑ Cfr. in proposito Rüdiger Dahlke, mwaxkLe leggi del destino, trad. it., Mediterranee, 2012, pp. 33-34.
cite-note-4040. ↑ Thomas Cleary, mwax0I Ching Taoista, Mediterranee, 1992, pp. 41-44.
cite-note-4141. ↑ José Argüelles, Miriam Argüelles, mwayeIl Grande Libro Dei Mandala, Mediterranee, 1980, p. 12 e segg..
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Collegamenti esterni
• Voce mwayymwaycMicrocosmo/macrocosmo in Nicola Ubaldo, mwaygAtlante illustrato di filosofia, Firenze, Giunti Editore, pp.mwayk 224–5, 2000. mwayoISBN 88-440-0927-7; ISBN 978-88-440-0927-4. Nuova ed.: 2005. mway0ISBN 88-09-04192-5; ISBN 978-88-09-04192-9.